Il Piano Didattico Personalizzato (PDP):  un alleato negli apprendimenti!

Valentina ValenteBlog

Cara mamma,

qualche giorno fa c’è stata la giornata del cappuccino!

Scusami so che mi prenderai per matta, cosa c’entra il cappuccino con il PDP (piano didattico personalizzato) che la scuola redige per tuo figlio? Eh già, so che ti sto confondendo sempre di più ma credimi che tra poco ti sarà tutto più  chiaro.

Ti svelo un segreto…..

Nelle strategie di comunicazione questo si chiama proprio strategia della “confusione”. Ti confondo un po’ le idee, ti faccio perdere i punti di riferimento sensati del discorso per attirare la tua attenzione su un messaggio che ti voglio far passare in modo che sia per te più chiaro perché ho la tua attenzione!

Mi sembra di esserci riuscita ed ora sono pronta a svelarti cosa c’entra sto benedetto cappuccino!

Intanto perdonami, per non dare le cose per scontate partiamo da una definizione:

COS’È IL PDP (PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO)?

Il Piano didattico Personalizzato è un documento attraverso cui la scuola garantisce il successo scolastico del bambino che ha dei bisogni educativi speciali (BES) come per esempio un disturbo specifico dell’apprendimento (es. dislessia).

Il successo scolastico è garantito perché nonostante le difficoltà presentate il team docenti mette a disposizione del bambino una serie di strumenti che permettono di PERSONALIZZARE l’insegnamento il più possibile, lasciando intatti gli obiettivi di apprendimento che per questo restano gli stessi dei suoi compagnetti.

Ciò non vuol dire facilitare le cose ma adattarle alle sue esigenze e al suo stile di apprendimento.

E’ come indossare gli occhiali giusti per vedere bene!

Il PDP si inserisce in una “cornice” di alleanze tra tutte le figure che ruotano intorno al bambino: famiglia, scuola, clinici e terapisti per fare in modo che si creino alleanze educative il più forti ed efficaci possibili.

Stamattina volevo appunto scriverti perché in questi giorni mi sto  confrontando con specialisti ed insegnanti sui PDP dei bimbi che seguo.

E dunque poi mi è capitato di vedere un articolo che annunciava il “cappuccino day” e ho colto l’occasione per provare a spiazzarti un pò.

Il mio intento era proprio quello di ricreare la stessa sensazione quando alcuni PDP non sono fatti proprio a regola d’arte.

Dunque come tu mi hai gentilmente fatto notare prima (che c’entra il cappuccino con il PDP?) io mi sono chiesta questo: cosa c’entra quel PDP con quel bambino?

Ho iniziato a riflette un po’ su ALCUNI (non tutti !) PDP che ho letto negli ultimi anni e che talvolta non rispecchiavano le reali difficoltà e caratteristiche del bambino in questione.

Se il PDP non c’entra niente con tuo figlio secondo te può essere utile per lui o per la scuola che lo ha scritto?

E’ come trovarsi a fare un viaggio in una città sconosciuta e provare a orientarsi attraverso una mappa di un’altra città o addirittura di una città che non esiste!

Come qualsiasi strumento che si rispetti anche il PDP dev’ essere utilizzato nel modo corretto: impostato per rispondere ai reali bisogni del bambino e soprattutto rispecchiando le indicazioni dei professionisti!

Dunque come si può fare affinché questo importantissimo strumento sia davvero costruito come si deve e calzi realmente le caratteristiche del bambino?

Come si fa affinché questo Piano Didattitco sia veramente PERSONALIZZATO???

Ecco qui di seguito quali sono i passaggi che portano il sistema scuola-professionisti-famiglia ad avere in mano un PDP:

  1. Consegnare la  “diagnosi” a scuola e protocollarla:

Se da un po’ di tempo le maestre ti continuano a dire che tuo figlio ha delle difficoltà e fa fatica ad apprendere o a seguire i ritmi della classe, se fa continui errori nello scrivere o ha una lettura lenta, oppure se non riesce a incolonnare i numeri o a imparare tabelline o poesie a memoria…

….di solito la scuola ti consiglia di portarlo a fare una visita dal neuropsichiatra infantile.

Come ti ho già spiegato in questo articolo http://www.primeparole.it/cosa-fare-se-la-scuola-chiede-una-diagnosi-per-mio-figlio-sara-un-dsa/ ci sono molte cose che puoi fare prima di portarlo a fare una visita dato che le difficoltà scolastiche possono derivare da diverse cause (anche da disagi emotivi) e ci sono diversi segnali che ti aiutano a capire se ci sono difficoltà più specifiche.

Una volta che ti sei reso conto che il bambino mostra quelle difficoltà è utile ascoltare il consiglio degli insegnanti perché bisogna assolutamente mettere in campo tutto ciò che gli serve per aiutarlo a imparare e apprendere!

Ed ecco che il primo passo (se non hai già consultato altri professionisti!) è prenotare una visita con un neuropsichiatra infantile del servizio pubblico.

ATTENZIONE: la valutazione delle difficoltà di apprendimento dev’essere fatta da un neuropsichiatra o psicologo pubblico, convenzionato o  privato!

Una volta fatta la visita avrai in mano una diagnosi che dirà concretamente quali sono le difficoltà del tuo bambino (ma anche i suoi punti di forza!) e conterrà delle indicazioni che la scuola è tenuta a seguire. Consegna la diagnosi a scuola e falla protocollare!

  1. Viene redatta una bozza del PDP

Il PDP deve essere compilato dai docenti della classe. La normativa  (MIUR, DM 5669 del 12/7/2011) dà la possibilità di avere il supporto, le strategie ed i suggerimenti non solo della famiglia ma anche delle figure che seguono lo studente attraverso percorsi extrascolastici (logopedista, psicologo, pedagogista, educatore ecc..)

Dunque un PDP ben costruito viene scritto a più mani: scuola, professionisti, famiglia e naturalmente anche il bambino (è prevista infatti una sezione che tiene conto anche del suo punto di vista!)

  1. Una volta che la bozza del PDP è pronta va letta con attenzione!

Si perché tutto quello che firmi sarà quello che tutelerà tuo figlio a scuola.

Ecco cosa andrai a firmare:

  • Dati anagrafici
  • Tipologia di disturbo (in riferimento alla diagnosi che hai consegnato)
  • Attività didattiche individualizzate
  • Attività didattiche personalizzate
  • Strumenti compensativi utilizzati
  • Misure dispensative adottate
  • Forme di verifica e valutazione personalizzate

 

Dunque, per fare un esempio pratico, se tuo figlio ha un disturbo di disgrafia (dunque difficoltà nella produzione della scrittura), nelle sue verifiche potrebbero essere previste domande a risposta multipla invece che domande a risposta aperta.

In questo modo si evita che si affatichi troppo  e la difficoltà nella scrittura non vada ad inficiare la parte della comprensione, riuscendo così a verificare quanto ha imparato.

Questo appena descritto è per es. uno strumento dispensativo (“dispensa” dallo scrivere)..

Quindi se c’è “qualquadra che non cosa” e tali strumenti non ti serbano rispecchiare le caratteristiche di tuo figlio o le indicazioni dei professionisti è giusto fare subito le giuste modifiche.

Ricorda che durante tutto l’anno il PDP può essere modificato soprattutto perché il bambino può variare le sue strategie di apprendimento, può migliorare e può sviluppare altre esigenze. Se ti accorgi che gli strumenti individuati a inizio anno non vanno più bene, chiedi che venga fatta una revisione!

Sempre la legge ti garantisce che la bozza può essere corretta, rivalutata ma anche fatta visionare dai professionisti che seguono il bambino.

  1. PDP VA RISPETTATO. E’ LEGGE.

Con la legge 170/2010 vengono tutelati gli studenti con Disturbi dell’apprendimento e altri bisogni educativi speciali  e che hanno diritto a misure educative e didattiche di supporto, di una didattica individualizzata e personalizzata.

Questa legge OBBLIGA a tenere in considerazione l’unicità di ogni singolo studente, dei suoi punti di forza e delle sue difficoltà e del suo stile di apprendimento. Tutto questo nel garantire il suo diritto allo studio e  all’apprendimento.

Le linee guida  (Miur, linee guida, 2011, p.8) dice che la scuola deve predisporre il tutto entro e non oltre il primo trimestre scolastico.

Molti genitori hanno paura a consegnare la diagnosi a scuola perché non vogliono che il proprio figlio venga trattato diversamente.

Ci tengo a sottolineare questo:

avere un PDP  non significa essere trattati in modo diverso ma anzi, significa essere trattati in modo equo.

E come si fa? Offrendo a tutti gli strumenti necessari per ottenere esattamente le stesse cose degli altri. Perché ognuno ci arriva in modi diversi..ma alla fine ci arriva!

Vuoi che tuoi figlio venga trattano nello stesso modo degli altri rischiando di rimanere indietro o vuoi che venga trattato in modo equo permettendogli di raggiungere i suoi obiettivi come tutti? A te la scelta!

 Dunque cara mamma, coraggio! La strada per il successo scolastico è piena di ostacoli ma anche di professioni e personale scolastico che vogliono tendere la mano a te e al tuo bimbo! 

A presto!