PARLARE È UN MESTIERE DIFFICILE

Valentina ValenteBlog

Cari genitori, se aspettate un bimbo o è nato da poco, avrete la mente occupata da mille curiosità sulla sua crescita. Ma diciamocela tutta, una delle domande che ci siamo fatti più spesso (me compresa, alzo la mano) è: ma QUANDO PARLERÀ ? QUANDO DIRÀ MAMMA E PAPÀ ?

Tante volte siamo così proiettati verso il futuro che non ci rendiamo conto invece delle straordinarie gesta che compie ogni giorno il nostro bambino per provare a comunicare con noi. Perché in fondo il linguaggio serve per comunicare, per esprimere un’idea,  per raccontare, per condividere qualcosa. E il nostro bambino già prima di produrre parole cerca comunque di comunicarci qualcosa, ma lo vedremo fra poco.

Il consiglio è di non perdersi questi momenti, questi primi approcci alla comunicazione, pensando solo al giorno in cui  sentirete dire le prime magiche paroline, ma lasciarsi stupire e approfittare di quel periodo per rendere il vostro piccolo un vero comunicatore.

Ma perché dico questo? Quando valuto bambini  piccoli la preoccupazione maggiore di tutti i genitori è quella di non sentir parlare il proprio bambino.

Ma prima di produrre le paroline il bambino deve aver acquisito altre abilità che in gergo tecnico vengono chiamate PRE-REQUISITI. Ora ti spiego quali sono questi piccoli “traguardi” che deve aver raggiunto prima ancora di poter comunicare con il linguaggio…

MA QUALI SONO I PRE-REQUISITI AL LINGUAGGIO?

VOGLIA DI COMUNICARE: un bambino per poter parlare deve…voler parlare, voler comunicare. Il linguaggio in fondo serve a questo, condividere qualcosa con il nostro interlocutore. E non crediate che un bambino piccolo non voglia comunicarci qualcosa. In realtà lo fa, e bene pure. Ma comunica con noi inizialmente con il pianto. Si cara mamma, lo so che passare due ore sveglia di notte mentre lui piange non è facile, ma nei primi mesi è la fonte primaria di comunicazione: piange perché ha fame, sonno, non sta bene o solo perché è annoiato. Dopo di che inizierà a comunicare sorridendo, guardandovi e piano piano utilizzando gesti e parole.

CONTATTO DI SGUARDO: questa abilità è presente fin dalla nascita. Un bambino molto piccolo  non potrà sostenere il vostro sguardo molto a lungo, ma piano piano, a partire dai tre mesi inizierà ad agganciare lo sguardo e mantenerlo con la persona che sta interagendo con lui.  Inizia l’interazione faccia a faccia, sostenuta dalla prossemica, cioè la giusta distanza di sguardo tra voi e il vostro bambino che gli permetterà di guardarvi nel viso per apprendere i movimenti delle labbra, come producete le parole e le espressioni del viso. Il bambino inizierà in seguito ad imitare quei movimenti. Ricordiamoci che anche con le nostre espressioni vogliamo comunicare qualcosa, solo che lo facciamo ad un livello non verbale. Iniziano anche le protoconversazioni, quei primi scambi comunicativi  formati dai primi vocalizzi che abbiamo con il nostro bambino.

ATTENZIONE CONDIVISA: questa abilità, sostenuta dal contatto di sguardo, avviene intorno ai 10 mesi. Il bambino è ora in grado di guardare in maniera alternata l’adulto e un oggetto che sta catturando la sua attenzione. Per il bambino questo è un modo di comunicare, di poter parlare di qualche cosa. Questo pre-requisito ha  una forte componente sociale in quanto il bambino in in questo modo fa capire all’adulto di riferimento che c’è qualcosa che a lui piace e lo vuole condividere.

IMITAZIONE: i nostri bambini imparano a fare tante cose grazie all’imitazione dell’adulto. Nasciamo predisposti per imitare: questa abilità è fondamentale per qualsiasi tipo di apprendimento futuro del bambino, non solo per il linguaggio. Grazie all’imitazione il bambino inizierà a provare a ripetere i primi suoni, gesti, espressioni del volto per poi provare ad eseguire i primi movimenti articolatori di lingua e labbra per poter produrre correttamente le prime paroline.

ALTERNANZA DEL TURNO: alla base di qualsiasi regola sociale, per poter parlare con un’altra persona ci dobbiamo alternare in più scambi comunicativi. Prima parlo io, tocca a me, e poi parli tu, quindi tocca a te. Il bambino fin da piccolissimo deve imparare ad interagire con l’adulto alternandosi in uno scambio comunicativo. Fin dai tre mesi di vita, grazie alle protoconversazioni, prima parla la mamma e successivamente il bambino risponde vocalizzando e così via.

GESTI COMUNICATIVI:  a partire dai nove mesi il bambino inizia a comunicare con gli altri attraverso i gesti. I gesti precedono sempre le parole. Ma come fa il bambino a comunicare con noi? Prima con dei gesti che sono “intenzionali” , cioè sono quei gesti che accompagnati da un vocalizzo servono per richiedere o condividere qualcosa con l’adulto (un esempio è il bambino che mostra dando qualcosa all’adulto o indica stendendo il braccio e il ditino verso qualcosa che ha catturato la sua attenzione e ve lo vuole mostrare). Dopo i 12 mesi compaiono altri gesti che hanno valenza sociale e sono quelli che permettono al bambino di condividere uno stato d’animo: un esempio è il bambino che quando arriva fa ciao ciao in segno di saluto, oppure vi vuole dire che ha finito la sua pappa e non c’è più nulla allargando le braccia.

GIOCO: il gioco ha un ruolo fondamentale nella vita di ogni bambino. Grazie al gioco il bambino inizia ad esplorare l’ambiente circostante. E’ la principale fonte di apprendimento per il bambino per le sue abilità comunicative e linguistiche. Il bambino inizialmente usa gli oggetti esplorandoli: li lancia, li osserva e li porta alla bocca. Tutto questo per avere informazioni in più su quell’oggetto. Dopo di che il gioco si evolve per arrivare alla massima espressione con il gioco simbolico. In questa fase il bambino fa finta che un oggetto sia in realtà qualcos’altro, ad esempio una banana può diventare un telefono. La capacità di attribuire una funzione simbolica per riferirsi ad un oggetto è molto importante perché permette al bambino di comprendere che le parole possono rappresentare qualcosa.

 

Come avete visto cari genitori, il vostro bambino per dire le prime paroline compie tanti altri piccoli e importanti passi. Non perdetevi questi momenti ma sfruttateli per giocare con lui e stimolarlo!

 

Se noti l’assenza di alcuni di questi pre-requisiti allora potrebbe essere un segnale che ti serve per comprendere quale area va stimolata di più nel tuo bambino. Non preoccuparti, anche questa volta non vi lascerò soli: se avete qualche dubbio resto sempre disponibile ad un primo incontro nel quale mi potrete portare le vostre perplessità e preoccupazioni e attraverso un’osservazione vi guiderò a comprendere in quale fase si trova il vostro piccolino e cos’é necessario potenziare.