Il ruolo dei genitori nei bimbi che tardano a parlare

Valentina ValenteBlog

“Tutti i bambini hanno qualcosa di importante da dirci” è proprio vero!

Ma spesso qualche bimbo non ci riesce.

Cara mamma, se anche tu stai leggendo questo articolo è perché ti ritrovi in casa una piccola peste di circa tre anni, vivace, che corre da una parte all’altra, capisce tutto ma….non dice una parola!

Niente di niente! E quante volte gli avrai detto: dai prova a ripetere! Si dice BA NA NA… Oppure lo avrai bombardato di domande e tuo figlio, al posto di rispondere ti guarda con occhioni sorridenti si gira dall’altra parte e scappa.
Come se non bastasse arriva la tua amica che ti chiede come mai non parla e la tua risposta (come purtroppo quella di tanti altri) è che il tuo bimbo è semplicemente pigro.

Ti vorrei dire una cosa importante: i bambini pigri non esistono. I bambini nascono con la capacità di acquisire il linguaggio orale. Vuol dire che se il tuo bambino non parla è perché non riesce. Altrimenti lo farebbe. Chiedere a tuo figlio di ripetere parole all’infinito è una tecnica sbagliata che genera solo frustrazione nel bambino. Pensaci bene, quando tu parli, hai bisogno che qualcuno ti ricordi in maniera costante che devi ripetere qualche parola? No! Lo fai in maniera volontaria.

Così ci ritroviamo ad essere genitori frustrati (perché ti chiedi in continuazione come fare per aiutare il tuo bambino) con bambini sotto pressione perché devono dimostrare qualcosa in continuazione.

 

QUANDO L’ADULTO INTERVIENE PER AIUTARE IL PROPRIO PICCOLO

Nella fascia di età che va tra i 24 e i 36 mesi, puoi essere proprio tu genitore ad essere parte attiva della trasformazione linguistica del tuo bimbo.
Per aiutare il tuo bambino a parlare e ad interagire dovete essere dei genitori in sintonia con il vostro piccolo.

Ma per arrivarci devo fare un passo indietro.
I bambini che tra i 24 e 36 mesi faticano a produrre parole, ne producono poche (o nessuna) e non costruiscono frasi è definito parlatore tardivo. Questo si manifesta in assenza di disturbi sensoriali, neurologici, cognitivi e relazionali. Si stima che circa il 10-20% dei bambini sotto i tre anni mostra un ritardo nel produrre le paroline.

Il piccolo probabilmente, oltre a parlar poco, passa da un gioco all’altro nel giro di pochissimo, non si lascia coinvolgere facilmente nei giochi, piange più facilmente o strappa via gli oggetti dalle mani quando gioca con qualcun’altro.

Rivedi tuo figlio in questa situazione? Nulla è perduto e tu, come genitore puoi fare tanto.

MA IN CHE MODO?

Il bambino in questa fascia di età vive prevalentemente in un ambiente familiare  apprendendo e imitando tutto quello che fanno “i grandi” ed è importante lo stile comunicativo che viene usato, soprattutto in quei bimbi che tardano a parlare.

Grazie al parent-training il genitore può imparare tanto su come aiutare il proprio bambino! Il logopedista lavora indirettamente con i genitori aiutandoli ad acquisire la giusta conoscenza e consapevolezza delle difficoltà che il proprio piccolo sta attraversando e di come poter stimolare al meglio il suo linguaggio. Grazie a degli incontri programmati, tu, o qualsiasi altro adulto che starà con il tuo piccolo sarà in grado di utilizzare strategie personalizzate per sviluppare al meglio lo stile comunicativo-linguistico.