Ritardo e disturbo primario del linguaggio

Perché mio figlio non parla o parla poco?

Ritardo e disturbo primario del linguaggio

Il ritardo e le difficoltà linguistiche sono sicuramente le problematiche che si verificano più frequentemente nei bambini in età evolutiva.

Nei primi due anni di vita, i bambini con queste problematiche, vengono definiti “parlatori tardivi”. A differenza dei loro coetanei, questi piccolini, per quanto vivaci, scatenati, curiosi e intelligenti, presentano un ritardo nello sviluppo delle abilità linguistiche e di solito hanno un repertorio di vocaboli inferiore alle 50 parole.

I bambini in questa situazione sviluppano il linguaggio in due modi diversi:

  • I bambini  LATE BLOOMERS (che fioriscono tardivamente) sono quelli che, pur essendo in ritardo nell’acquisizione del linguaggio, riescono a migliorare e recuperare le differenze con i loro coetanei nell’arco di un anno.
  • I bambini che non riescono a recuperare e che sviluppano disturbi specifici del linguaggio.  

Il DPL, ovvero Disturbo primario del linguaggio, è una difficoltà linguistica che si manifesta nei bambini dotati di un adeguato sviluppo intellettivo e in assenza di sordità, di problematiche dello sviluppo neurologico o di capacità relazionali. Solitamente il disturbo del linguaggio viene diagnosticato dopo i 3 anni, in concomitanza con l’ingresso alla scuola dell’infanzia. E’ in questo momento che ci si rende conto che il bambino presenta difficoltà a comprendere e/o produrre parole o frasi rispetto ai suoi coetanei.

Il bambino potrebbe avere un limitato repertorio di suoni o ometterne o aggiungerne alcuni all’interno delle parole. Può  altresì presentare un ritardo nella produzione e acquisizione delle parole. Le frasi sono spesso di tipo telegrafico con assenza di articoli e pronomi e spesso manifesta difficoltà nel coniugare e utilizzare i verbi. Si può anche verificare un deficit della comprensione del linguaggio e difficoltà nel descrivere, conversare e raccontare.

  • A cosa devono prestare attenzione mamma e papà?
  •   5-10 mesi: assenza della fase della lallazione (prima vocalica e poi consonantica)
  •  12-14: mesi assenza dei gesti di richiesta e ad uso sociale (ad esempio ciao ciao per andare via)
  •  12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con gli oggetti
  • 18 mesi: vocabolario ridotto, il bambino conosce meno di 20 parole
  • 24 mesi: vocabolario ridotto, il bambino conosce meno di 50 parole
  • 30-40 mesi: ridotta o assenza del gioco simbolico
  • 24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali
  • Dai 30 mesi in poi: persistenza di parole inventate

Dopo l’ingresso alla scuola dell’infanzia è bene monitorare il tuo bambino.  Se dopo i tre anni “inciampa” parlando, noti che parla in maniera telegrafica, non riuscite a capire quello che vorrebbe dire, è bene rivolgersi al pediatra di riferimento che potrà richiedere una valutazione più approfondita sul linguaggio.

Infatti, nel caso si verifichino i sintomi che ho appena elencato, il percorso corretto da fare è quello di attivare un trattamento logopedico specifico sul linguaggio, in modo da potenziare le aree in cui si riscontrano delle difficoltà.